|
L'inizio concerto era previsto per le ore 19.15. Giustamente, mi presento alle 20.00 e doveva ancora cominciare il primo gruppo: i Walls Of Jericho. Mi siedo su una poltroncina, con le mani in mano (5 euro una birra!) e attendo diligentemente l'inizio del massacro. E massacro sarà. Il gruppo della Trustkill Rec. entra, facce dure e arrabbiate in perfetto hc-style e...ma... è una femmina quella pazza furiosa che salta sul palco come un' ossessa e urla senza pausa come se stesse per sboccare? Sì, Candace Kucsulain signori, una bestia da palco che non lascia tregua, un assalto continuo in pieno grindcore. La band snocciola una dopo l'altra con enorme grinta e brutalità le loro canzoni, tra cui molte tratte dall' ottimo (ed ultimo) "All Hail The Dead". Tecnica, inventiva e rabbia sono gli ingredienti che fanno la differenza tra una hardcore-band un' ottima hardcore-band, e senza dubbio i Walls Of Jericho sono un' ottima hardcore-band. Io, cerco un bel posto dove godermi lo spettacolo ma non è facile dato che alla mia bassa statura va sommato un grave handicap, dovuto a un infortunio piuttosto brutto al ginocchio, che in pratica è attaccato con lo sputo. Capirete, non è facile spostarsi sotto al palco mentre infuria un pogo indiavolato quando basta uno spintone un pò troppo forte per mandarmi in sedia a rotelle, ed è così che mi ritrovo giusto sotto le casse (postazione, chissà perchè, evitata da tutti). Che macello.
Alla fine di quest' ottimo "aperitivo" decido di non soffrire più per il posto ed è così che aspetto con pazienza l'arrivo del gruppo sucessivo attaccato alle transenne, che mi proteggieranno in seguito da spintoni piuttosto violenti. Non ricordandomi chi fossero i prossimi a suonare chiedo a un tipo che mi risponde qualcosa in inglese (c'erano tanti americani, tanti, probabilmente "accompagnatori" delle band), di cui riesco a cogliere una specie di "nrth", da cui deduco che sto aspettando gli americani Unearth. Ed eccoli qua, 'sti Unearth, cantante capellone nella migliore delle tradizioni e chitarrista che se non sta attento o mi da una bella testata in fronte o una chitarrata in faccia (a LaGabbia la distanza tra transenne e palco è di circa 1,5 cm), pericolo più volte sfiorato. Musicalmente questo gruppo propone il loro metalcore senza tanti scazzi, più "melodici" (relativamente) della band precedente ma ugualmente aggressivi e la loro esibizione arriva presto a termine. Ottima band anche questa, ho sentito dire che oltreoceano stanno avendo successo, buon per loro perchè se lo meritano sicuramente.
Finito anche questo spettacolo è ora di una pausa, mi faccio il consueto giro per il locale (che sarà grande come 4-5 aule di scuola se non meno) e l'atmosfera già si scalda per l'arrivo degli svedesi The Bones; rock 'n' roll che con il genere madre della serata (hardcore) c'entra poco ma che fa sempre piacere ascoltare. I loro album "Bigger Than Jesus" e "Straight Flush Ghetto" mi erano piaciuti abbastanza ed ero curioso di vedere se riescono a trasmettere la stessa potenza del cd anche dal vivo. Prova superata. Quando questi 4 ragazzotti, a metà strada tra cowboys e riders entrano in scena si vede qualche sorriso tra il pubblico, "ma chi è quel ciccione col ciuffo da coglione?". Evidentemente non conoscono la band che tacce tutti con un "ARE YOU READY FOR SWEDISH ROCK'N'ROLL????". E rock'n'roll sia. Musicalmente impeccabili, forse perdono qualcosa in presenza scenica, ma si fanno perdonare per la bellezza delle canzoni che entrano in testa e non escono più. Mi sono piaciuti, e molto, anche perchè dopo due gruppi spaccaossa come i precedenti ci voleva una "pausa" di buon rock scandinavo. Promossi a pieni voti.
Il locale è ormai pieno, e come potrebbe essere altrimenti, all'appello mancano ormai nientepocodimenoche 7Seconds e Sick Of It All, gruppi principali della serata. L'attesa per i "Sette Secondi" è altissima, e quando entrano sul palco è un boato di approvazione da parte di tutti nei confronti di questi "vecchi leoni" del classico hardcore che ci propongono dal 1980 con ben poche variazioni. Nonostante gli anni, il gruppo è in ottima forma e sforna uno dopo l'altro tutti i classici, con tanto di omaggio agli Sham69 con "If The Kids Are United", cantata da tutti con pugno alzato. Non vorrei sbagliarmi ma mi è sembrato di sentire anche un "Hardcore 81" dei D.O.A., potrei dire una cazzata dato che le canzoni erano suonate un pò tutte uguali e capitava di perdere la linea melodica. Lo show è all'altezza delle aspettative e non fa altro che aumentare l'attesa per il nuovo lavoro della band "Take It Back, Take It On, Take It Over!", in uscita nel gennaio 2005.
Ok, all'appello manca solo un gruppo. Loro. I mitici Sick Of It All, i maggiori esponenti del classico NYHC, dei veterani delle scene che non sembrano mai stufi di fare concerti in Italia (negli ultimi anni sono passati veramente, ma veramente spesso). Concerti che non ho ancora avuto la fortuna di apprezzare (2 anni fa all'Independent non li conoscevo, poi non sono più riuscito a vederli), mi rifarò abbondantemente questa sera. I Newyorkesi si fanno attendere ed è ormai mezzanotte quando entrano sul palco, tra le urla del pubblico giunto quasi esclusivamente per loro. Dopo i consueti convenevoli, si parte a razzo e una dopo l'altra arrivano le loro classiche canzoni hardcore tirate che tanto ci piacciono, non chiedetemi i titoli perchè non me ne ricordo neanche uno (anzi sì, District, una delle mie preferite e una delle prime in ordine di sucessione) ma sono tanti i pezzi tratti dall'ultimo lavoro della band "Yours Truly" (sì perchè "Outakes From The Outcast" _e8 una raccolta di brani precedentemente scartati). Grande concerto, e chi ha già visto i S.O.I.A. sa a cosa mi riferisco: rabbia, grinta, tecnica, contatto col pubblico e tante canzoni coinvolgenti, con urla e cori da cantare a squarcia gola. L'esperienza si fa sentire, eccome. E io sono, come al solito, in prima fila, attaccato alle transenne e più che rischiare di rompermi definitivamente la gamba, è il collo a soffrire seriamente causa una quantità enorme di gente in aria (non mi ricordo mai il termine esatto inglese...) che mi costringe a piegamenti inumani per farli cadere sul palco, dato che tra tenere la macchina fotografica (una tarocchissima usa e getta, alla faccia di tutti quelli con macchinette professionali e digitali che facevano primi piani direttamente dai bagni) e stare attento a non perdere il posto in prima fila ero un bersaglio facile. Nota dolente, mi sono cagato sotto quando ho visto un bestione da 150kg, petto nuto, pelato e pieno di tatuaggi sul palco che si preparava a lanciarsi. Panico. Ha avuto slancio e mi è passato sopra la testa, altrimenti ora non sarei qui a raccontarlo.
E si torna a casa, dopo 5 ore di hardcore a palla (The Bones esclusi) il rincoglionimento è totale, ma la felicità e la consapevolezza di aver assistito a uno degli eventi dell' anno (nel suo genere) è tanta.
A cura di Urka Mazurka |